Archivio | marzo, 2013

INCHIESTA: UNICOOP TIRRENO

31 Mar

Inchiesta: Unicoop Tirreno fra politica, mattone, finanza e grande distribuzione
Tratto da Senza Soste n.78 (gennaio-febbraio 2013)
(http://www.senzasoste.it/speciali/inchiesta-unicoop-tirreno-fra-politica-mattone-finanza-e-grande-distribuzione)
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Inchiesta – La doppia faccia di Unicoop Tirreno: da una parte immacolata e impeccabile nella sua immagine pubblica, dall’altra impietosa e arrogante nei rapporti con i sindacati ma soprattutto tentacolare nella gestione del potere economico e immobiliare. Un viaggio dentro il mondo Coop, per scoprire se la sbandierata “distintività” esiste davvero o è solo uno spot

La vicenda dei lavoratori Coop licenziati a Livorno e provincia dopo un lunghissimo precariato, ci ha spinti ad approfondire la conoscenza di Unicoop Tirreno, l’azienda da 6mila dipendenti con sede a Riotorto (Piombino, provincia di Livorno) proprietaria dei negozi Coop presenti nelle regioni tirreniche. Grazie a notizie scovate in rete, testimonianze di chi fa sindacato in azienda, e anche rivelazioni scottanti di qualche ex dirigente, emerge un quadro che ci dice molto sul modello di egemonia rappresentato dal “brand” Coop e dai suoi legami con le varie sfaccettature del potere economico, finanziario e politico che governa i territori.

Precarietà strutturale

Partiamo proprio dagli ultimi fatti di Livorno. Dopo averli tenuti a lungo precari (diversi toccano gli 8-9 anni di contratti a termine a ripetizione), e aver firmato nel marzo 2012 un accordo con i sindacati che prevedeva la loro stabilizzazione, a dicembre Unicoop Tirreno comunica l’intenzione di non assumere 47 lavoratori dei negozi toscani. Nonostante l’accordo suddetto e soprattutto nonostante il fatto che queste persone avessero già ampiamente superato i termini per l’assunzione obbligatoria di legge (36 mesi). Quello della precarietà è un tasto dolente per Unicoop Tirreno, che da anni su questo punto si difende sostenendo che i propri concorrenti sul mercato della grande distribuzione fanno molto peggio (questo del “c’è chi fa di peggio” è un “mantra” caratteristico di Unicoop Tirreno, perno centrale della sua strategia comunicativa). Non la pensa così però chi fa sindacato in azienda, che ci dice: “Tenere dei dipendenti precari per 10 anni, facendoli arrivare anche a 60 mesi di lavoro quando il limite di legge è 36, è ingiusto prima ancora che illegale. Chiamare in causa le altre aziende è l’atteggiamento del ladro che per difendersi dice che c’è chi ruba di più. Ma sempre ladro è”. Tornando all’accordo disatteso suddetto, Unicoop Tirreno in un comunicato ufficiale adduce come motivazioni le “eccedenze” (ossia dipendenti che risultano in esubero per via di nuovi obiettivi di produttività). Curioso però che nello stesso comunicato del 20 dicembre 2012 Unicoop Tirreno si autodefinisca, probabilmente per tranquillizzare i propri soci, “un’impresa solida e ben capitalizzata” (quindi potenzialmente in grado di rispettare accordi già firmati e leggi). Questo “solida e ben capitalizzata” ci ha spinti a dare un’occhiata alla composizione del Gruppo Unicoop Tirreno.

L’impero

Unicoop Tirreno possiede (al 100%): Ipercoop Tirreno Spa (società che gestisce i negozi Coop e Ipercoop della Campania), Axis Srl (società immobiliare campana), Vignale Comunicazioni (società editrice di alcune riviste e che gestisce gli spazi espositivi nei centri commerciali), Sogefin Srl (gestisce partecipazioni in società del movimento cooperativo), Il Paduletto srl (società immobiliare toscana), Holmo del Tirreno Spa (società che gestisce la partecipazione in Finsoe, che a sua volta controlla il 50% di Unipol Gruppo Finanziario Spa). Al 50% invece detiene: Immobiliare Sviluppo per la Logistica Srl (società immobiliare proprietaria delle piattaforme logistiche), Immobiliare Sviluppo della Cooperazione Spa (joint venture immobiliare con la Cooperativa Lavoratori delle Costruzioni CLC di Livorno), Levante Srl (joint venture con Unicoop Firenze per la gestione dell’area del livornese del “Nuovo Centro” dove verrà costruito un centro commerciale con superstore). Oltre ad altre partecipazioni di minoranza come quella in Dico Spa (supermercati), di rilievo è il controllo che Unicoop Tirreno detiene (55% insieme a Coop Adriatica) di IGD (Immobiliare Grande Distribuzione), società quotata in Borsa che sviluppa e gestisce centri commerciali in Italia e Romania. In aggiunta a tutto questo, c’è ovviamente anche il prestito sociale (i soldi dei soci sui libretti Coop, che l’azienda/banca non tiene certo fermi lì a marcire), che ammonta a 1,3 miliardi di euro. Praticamente un impero, la cui mole indubbiamente stona parecchio con l’annunciata impossibilità di stabilizzare 47 lavoratori precari, soprattutto se a dar loro ragione ci sono leggi e accordi firmati.

Lazio e Campania

Detto del problema dei precari toscani, nelle altre regioni Unicoop Tirreno non se la passa meglio. Nel Lazio esiste da anni una spiccata conflittualità, che ha raggiunto una delle sue punte massime nello scorso autunno, quando una lettera di alcune lavoratrici a Luciana Littizzetto (la testimonial nazionale di Coop) ha scatenato un pandemonio mediatico arrivato negli studi di La7, dove durante la trasmissione “L’aria che tira” si sono scontrati il presidente di Unicoop Tirreno Marco Lami e il portavoce del sindacato Usb Francesco Iacovone. Le dipendenti nella lettera denunciavano le condizioni di lavoro in Coop, fatte di bassi salari, abuso selvaggio della forma contrattuale del part-time, clima pesante, e addirittura molestie sessuali contro le donne. Ancora peggiore la situazione in Campania, dove Unicoop Tirreno da anni sta mettendo in atto una vera e propria ritirata strategica tramite la vendita di negozi ad altri operatori che hanno causato chiusure definitive e licenziamenti (c’è anche una sentenza favorevole ai lavoratori che ad oggi Unicoop Tirreno non ha ancora rispettato). Ritirata strategica conseguente ad errori gestionali pazzeschi, che portarono Sergio Caserta, esponente di spicco della cooperazione in Campania, a definire lo sbarco di Unicoop Tirreno al sud come un intervento realizzato con mentalità “coloniale e padronale” e con evidenti obiettivi di mero profitto economico, senza consolidare una rete associativa locale come previsto dalla carta dei valori di Coop. Ma Caserta non è l’unico ex dirigente a scoperchiare il pentolone delle malefatte in salsa cooperativa. Famoso è il libro “La Coop non sei tu”, nel quale Mario Frau, ex super dirigente Coop “pentito”, individua quelli che chiama “i 5 pilastri” della facilità per Coop di occupare enormi spazi economici nel paese, e dove parla di “gerontocrazia” e “casta di intoccabili” a riguardo dei dirigenti della cooperazione.


Problemi sindacali e con la giustizia

Dicevamo della sentenza di reintegro dei lavoratori non ottemperata da Unicoop Tirreno in Campania. Purtroppo non è l’unico caso di difficoltà dell’azienda di Riotorto con i tribunali, visto che ha collezionato diverse condanne da parte di giudici del lavoro, tra cui alcune per condotta antisindacale. “Il problema – ci dice un delegato sindacale interno – non sono solo le condanne, ma il fatto che sembrano non imparare mai la lezione e che cadono nelle recidive. In occasione dello sciopero del 31 dicembre scorso si sono inventati l’istituto del lavoro comandato, una sostanziale precettazione che nel commercio non esiste.” Alla nostra domanda se l’azienda si rende conto della gravità della fattispecie della condotta antisindacale e della negazione del diritto di sciopero, lo stesso delegato ci risponde laconico: “Chi prende quelle decisioni non sa neanche di cosa si parla, gestiscono un’azienda da 6mila dipendenti ma non conoscono norme e leggi. La loro è l’arroganza ottusa di chi non sa ma finge di sapere”. Una delle condanne per condotta antisindacale che fece più clamore fu quella di Livorno nel 2008 (confermata in appello nel 2010). L’allora dirigente dell’ufficio per le relazioni sindacali fu in seguito rimosso, ma dopo non molto fu rimesso al suo posto e oggi è ancora lì. Chi nel frattempo l’aveva rimpiazzato, dopo la sua sostituzione è entrato a far parte del sindacato di base più conflittuale in azienda (Usb). Probabilmente ne aveva viste tante durante il suo mandato, ed è finito anch’egli nella schiera dei dirigenti pentiti.

Finanza e rapporti col potere

Il 29 dicembre 2012 è il Sole 24 Ore a pronunciarsi sulla situazione finanziaria dell’azienda con un articolo dal titolo “Quel triangolo di Unicoop Tirreno tra pegni e derivati”, in cui si parla di “circolo vizioso di Unicoop Tirreno (raccolgo prestiti, investo in titoli, chiedo la garanzia per avere più prestiti, metto a pegno i titoli comprati con i prestiti) che di fatto attua un’onerosa segregazione patrimoniale. L’impressione – continua l’articolo – è che nella Coop i criteri posti a presidio della dichiarata gestione oculata siano molto elastici e troppo permissivi”. Riprendendo pari pari il titolo di uno dei capitoli del già citato libro di Mario Frau, possiamo tranquillamente dire che “Le Coop sono diventate delle banche”. E come tutte le banche, utilizzano la loro forza anche nei confronti dei poteri che governano i territori. Ne è un esempio la famigerata vicenda livornese dell’acquisizione dei terreni del “Nuovo Centro” appartenenti a Fremura, che cedette l’area per 30 milioni a Coop nonostante Esselunga ne avesse offerti 40. Un mistero mai risolto, anche se va detto che la scorsa estate l’Antitrust ha dato ragione alla Coop perché “non ci sono sufficienti elementi per certificare l’abuso di posizione dominante”. E così a breve nascerà su quest’area un altro grande punto vendita Coop a Livorno, andando ad incrementare un regime di poca concorrenza che sta alla base fra le altre cose dei prezzi notevolmente più alti dei negozi Unicoop Tirreno rispetto a quelli di Unicoop Firenze (i livornesi conoscono ahiloro le differenze fra l’ipermercato di Porta a Terra e quello di Navacchio). E come non approfondire la conoscenza della già citata IGD (partecipata di Unicoop Tirreno)? IGD Spa a Livorno significa infatti Porta a Mare, visto che controlla, attraverso l’Immobiliare Larice Srl, il 60% di Porta Medicea Srl, la società che gestisce tutta l’operazione Porta a Mare per un valore calcolato di oltre 240 milioni di euro. Appare chiaro, quindi, come nel giro di 20 anni Unicoop Tirreno e il suo sistema di grande distribuzione alimentare e di operazioni immobiliari abbia conquistato i tre poli di espansione della città: Porta a Terra, Porta a Mare e Nuovo Centro. Anzi, guardando a questo impero monopolistico sia nella parte commerciale che immobiliare sorge il legittimo dubbio che le scellerate scelte urbanistiche nei 5 mandati che vanno da Lamberti a Cosimi siano state determinate dalle pressioni, le commistioni e gli interessi che il mondo cooperativo ha esercitato sul potere politico di questa città. Un fatto che dalle colonne del nostro giornale denunciamo da anni e di cui oggi iniziamo a vedere gli effetti con una progressiva desertificazione e svalutazione del centro cittadino (sia a livello commerciale che urbanistico) in favore dei grandi poli commerciali e immobiliari periferici, del tutto staccati dal tessuto sociale della città e che incarnano quello sviluppo ipertrofico e consumistico degno delle peggiori realtà anglosassoni. Ricordiamo inoltre che IGD ha avuto nel 2011 ricavi per 124,7 milioni di euro (+7,3%) oltre che una crescita generalizzata di tutti gli indicatori economici. Nell’estate del 2011, inoltre, Livorno è salita alle cronache nelle questioni riguardanti il caso Penati (braccio destro di Bersani e uomo PD in Lombardia), le aree Falk e le tangenti alle cooperative emiliane e al Pd. Uno degli attori principali indicati fra gli autori di questo intreccio è Giampaolo Salami che con la Phaedora srl aveva vinto nel 2009 il bando per la gestione della Fortezza Vecchia facendo sorgere polemiche in città (cfr. La Nazione del 9 maggio 2009). Phaedora srl era nell’orbita del consorzio modenese CCC coinvolto nelle indagini ed a cui faceva capo la cooperativa modenese C.M.B che detiene il 20% del progetto Porta a Mare. Per questo Livorno finì su molti quotidiani come una possibile riproposizione di quel “sistema Sesto” escogitato da Penati. Ma al di là dei risvolti penali, questo quadro generale può dare l’idea di come l’occupazione degli spazi sul territorio da parte del mondo coop non si fermino solo ai macrosettori della distribuzione e delle costruzioni.

Uno scambio sociale che non regge più

Che poi, e qui arriviamo in conclusione al punto che più ci interessa per la nostra città, non saremmo certo noi quelli che fanno la morale ad un’azienda che mette in piedi un regime monopolista su un territorio, se a fare da contraltare ci fosse una “restituzione” in termini di posti di lavoro stabili e full-time, nonché in termini di relazioni quantomeno rispettose con chi fa sindacato in azienda. In altre parole, passeremmo volentieri sopra ai prezzi alti dell’Ipercoop, se lo scambio fosse equo. Il problema è che sembra non essere più così. Il modello di sviluppo di Unicoop Tirreno pare ormai tarato sui nuovi standard del mercato del lavoro, come dimostra l’ipermercato di Porta a Terra, che si avvia a festeggiare il decennale annoverando al suo interno ancora una miriade di part-time che hanno uno stipendio misero in tasca ma dieci anni in più sulla schiena (e non è un caso infatti che l’iper sia saltato negli ultimi 5 anni agli onori delle cronache per una forte conflittualità sindacale). Se poi ci si aggiunge l’arroganza dei licenziamenti dei precari, degli accordi non rispettati, delle leggi violate, delle precettazioni sugli scioperi e delle condotte antisindacali, possiamo inserire Unicoop Tirreno sul banco degli imputati come azienda che drena il territorio facendo profitti ma in cambio non rende alcun valore aggiunto. Speriamo che la rotta venga invertita.

IL CASO BRICO-IO

28 Mar

 

Attrezzi

IL CASO BRICO IO
Facciamo un po’ di storia, per chi non la conoscesse.
Coop Lombardia controlla la Marketing Trend S.p.A., che gestisce punti vendita a insegna Brico Io sia direttamente sia tramite il franchising con 119 punti vendita in 17 regioni italiane.

Coop Lombardia, ricordiamo che è una delle 7 cooperative che controllano DICO SpA.

La vicenda di cui vi vogliamo portare a conoscenza oggi è di quanto sta accadendo al Gruppo Potenti SpA, società che nei momenti migliori contava oltre 100 negozi.

Vi riportiamo qui la vicenda tratta dal quotidiano “Il Tirreno“:
Una ristrutturazione aziendale tramite un concordato preventivo che possa salvaguardare 558 posti di lavoro e 55 punti vendita sparsi in mezza Italia. Un piano da elaborare in 120 giorni in modo da presentare al tribunale fallimentare un concordato in continuità capace di soddisfare i creditori ed evitare la fine dell’impresa.

È quanto si prefiggono i professionisti della Brico snc del gruppo Potenti spa con sede a Ponte all’Ania di Barga, una delle più importanti aziende italiane di distribuzione al dettaglio di articoli di bricolage attraverso 47 punti vendita direttamente gestiti e 8 subaffittati a terzi e gestiti in modo autonomo. L’amministratore Francesco Potenti, 37 anni, residente a Cascina, quale referente della Brico snc ha chiesto e ottenuto dal giudice delegato ai fallimenti Giacomo Lucente l’apertura di un rapporto di conto corrente bancario con Monte dei Paschi di Siena e Banca Popolare per depositare gli incassi in contanti e veicolare i pagamenti tramite Pos oltre ad operare i pagamenti a favore dei creditori che fornivano merci e servizi e che godono della garanzia del diritto di prededuzione per i crediti sorti prima dell’inizio del concordato.

La Brico snc ha anche ottenuto di sostenere i costi di gestione ordinaria essenziale per la prosecuzione dell’attività dei punti vendita e che riguardano i dipendenti per i salari, gli stipendi e gli oneri, il pagamento delle utenze, quello dei professionisti e dei fornitori di merci e servizi. L’unico modo per mantenere il valore aziendale dei punti vendita e far proseguire l’attività commerciale in attesa del piano concordato per dimostrare la economicità della prosecuzione aziendale.

La Brico snc (punti vendita in Toscana ad Altopascio in via delle Cerbaie, a Pontedera in via don Sturzo, a Barga, Follonica, Piombino, Castelfiorentino, in Umbria, Sardegna, Piemonte e Lazio) con la domanda di concordato preventivo fa sospendere tutte le azioni esecutive nei suoi confronti da parte dei creditori congelando la situazione attuale in attesa della presentazione in tribunale del concordato con relativa documentazione da cui si capirà qual è il debito effettivo e come l’azienda potrà soddisfare la massa dei creditori.

Origine e difficoltà economica. La Brico snc è una società nata dal conferimento dei rispettivi patrimoni aziendali della Gruppo Potenti spa e delle 49 società partecipate che gestiscono i 55 punti vendita al dettaglio del comparto bricolage affiliato alla catena Brico Io di cui 47 gestiti direttamente e 8 tramite subaffitto di ramo d’azienda che risultano di proprietà della Nuovi Mercati srl partecipata al 69,82% dalla Coop Lombardia e dal 30,18% dalla Potenti Holding. Brico Io invece è di proprietà della Marketing Trend spa partecipata al 100% della Coop Lombardia. La catena Brico Io conta su 109 punti vendita: 55 della gruppo Potenti spa conferiti nella Brico snc e 54 gestiti direttamente da società riconducibili al Gruppo Coop Lombardia. Accade che nella seconda metà del 2012 per anomalie e disfunzioni nel franchising e per il difficile contesto economico-aziendale le società controllate dal gruppo Potenti che gestivano i 55 punti vendita si sono trovate in una situazione di tensione finanziaria. Si sono rivelati inutili i tentati contatti con il Gruppo Coop Lombardia per arrivare in via bonaria a una soluzione dei problemi di funzionamento della rete distributiva. Il 6 dicembre 2012 la Marketing Trend e la Nuovi Mercati – stando la Brico snc – intimano il recesso dai contratti di affitti e franchising con effetto 21 gennaio 2013 inoltrando i recessi ai fornitori con stallo nella consegna della merce proprio nel periodo natalizio in cui le vendite danno di solito buoni risultati. I recessi sono già stati contestati dalla Brico snc e ritenuti inefficaci.

Il nuovo soggetto. In buona sostanza le 49 società partecipate che gestiscono i 55 punti vendita hanno deciso di conferire i singoli patrimoni aziendali nella Brico snc costituendo con il gruppo Potenti una nuova società in grado di proporre il ricorso come soci illimitatamente responsabili. La costituzione della società proponente il concordato è sottoposta alla clausola risolutiva della mancata omologazione del concordato o accordo di ristrutturazione che dir si voglia. Per tutelare i creditori dei singoli patrimoni aziendali delle 49 società sono esclusi i rapporti infra gruppo (Gruppo Potenti spa e singole controllate) per evitare la loro estinzione per compensazione nel nuovo soggetto giuridico che nascerà dopo l’okay all’omologa. La società proponente il concordato, tra l’altro, ha posto in essere un regime informatico che consente di redigere contabilità separate per ciascun ramo aziendale conferito. A maggio il giudice delegato riceverà la proposta concordatarie con importi, cifre, ripartizioni, massa di crediti ed esposizione debitoria. Solo allora si capirà la reale situazione della grande azienda di distribuzione di articoli di bricolage.

Al seguente LINK è presete una lunga intervista a Marco Potenti:

http://leggimi.bricomagazine.com/bricomagazine/BM_marzo_2013/#/24/

Senza entrare nel merito di voler individuare le responsabilità l’aspetto su cui è opportuno focalizzare l’attenzione è il destino di quasi 600 lavoratori appesi ad un filo.
Ancora una volta chi si trova a pagare gli errori di altri sono la base lavoratrice.

 

LA FABBRICA DEI SOLDI

27 Mar

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PARLIAMO DI PRESTITO SOCIALE

Oggi parliamo della forma di finanziamento che tanto piace alle cooperative: il prestito sociale

La finanza, fatta con i soldi dei soci, per le nove grandi sorelle Coop rende più del supermercato.
La conferma arriva dagli ultimi bilanci disponibili, quelli 2011, che evidenziano prestiti sociali pari al 104% del fatturato e al doppio del patrimonio netto, fino a coprire il 52% dell’attivo patrimoniale, investito a sua volta per il 63% in attività finanziarie, immobilizzate e non.

Le monopoliste del prestito
La riprova è anche nei conti economici che chiudono la gestione commerciale con risultati asfittici, sostenuti dalla gestione finanziaria che fa leva su una massa di 11,2 miliardi di prestiti sociali. Un dato che, anche se preso singolarmente (Unicoop Firenze, per esempio, detiene da sola più di 2,6 miliardi di prestiti), supera il confronto con la raccolta diretta della maggior parte delle banche di minori dimensioni. Basti pensare che, secondo i dati di Bankitalia riferiti al 2011, a livello nazionale l’insieme di tutte le cooperative raccoglie 14,2 miliardi di euro di risparmio dai soci privati non imprenditori.

Veri e propri gestori
Le Coop, poi, operando alla stregua di una società di gestione del risparmio, investono seguendo una loro asset allocation. Di solito, specificano nel regolamento del prestito, non più del 30% del prestito raccolto può essere immobilizzato in beni strumentali, azioni non quotate o immobili, mentre almeno il 40% deve essere investito in titoli di Stato prontamente liquidabili (minusvalenze permettendo). Una delega che lascia a chi amministra ampi margini di manovra, fino a ricomprendervi investimenti che rivestono più natura speculativa che strumentale al perseguimento dello scopo mutualistico, come suggeriscono, ad esempio, le partecipazioni, anche fortemente minusvalenti, in Mps e in Unipol con FonSai.

Ma quanto è sicuro il prestito sociale?
L’Aduc mostra tutte le sue perplessità. «I portatori dei libretti delle Coop sono creditori di una società commerciale che non può essere paragonata, in quanto a solidità, ai depositi bancari oppure a quelli postali che godono della garanzia dello Stato sul debito della Cassa Depositi e prestiti».

Insomma, il socio Coop non gode delle garanzie offerte ai correntisti bancari o ai possessori di depositi postali.

Soprattutto è bene far presente che in caso di fallimento il socio cooperatore è un creditore chirografaro, ossia è soddisfatto solo dopo i creditori privilegiati, come i dipendenti delle Coop. Al contrario, il correntista bancario gode della tutela del fondo interbancario.

Si legga questo interessante articolo su Unicoop Tirreno:Tabelle_cleaned
UNICOPP Tirreno

Considerato tutto ciò, le Coop non soddisfano una legge di mercato: al maggior rischio deve corrispondere un rendimento adeguatamente remunerato.
Se emettessero delle obbligazioni dovrebbero pagare al mercato un interesse enormemente superiore rispetto a quello che pagano ai suoi soci con i libretti del prestito sociale.

Quanto alla sicurezza, la Banca d’Italia ha comunque imposto una clausola di garanzia, per cui le cooperative non possono raccogliere più di tre volte il loro patrimonio (capitale più riserve indivise) e ciascun socio non può prestare più di 35.000,00 Euro.
Il libretto del prestito sociale però non è protetto dal Fondo interbancario di tutela che protegge i conti correnti e i depositi bancari fino a 100.000,00 Euro e niente esclude che anche tali imprese, in teoria, possano fallire (nel settore delle costruzioni è anzi capitato già più volte).

Anzi giusto per far capire come il rischio sia tutt’altro che remoto, portiamo un po’ di esempi:

Coop costruttori Argenta: http://it.wikipedia.org/wiki/Coopcostruttori

Coop 76: http://www.ilmessaggero.it/rieti/coop_76_soci_in_campo_per_riavere_i_risparmi_affidati/notizie/248783.shtml

I DOLORI DEL GIOVANE MARIO

26 Mar

I DOLORI DEL GIOVANE MARIO
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La storia parte da lontano

Ricapitoliamo…

Nel marzo del 2000 Esselunga acquistò per 24 miliardi di lire un terreno (nella foto, A) a Modena in via Canaletto, area molto vicina al centro storico di Modena, per costruirci un supermercato, come previsto dal piano regolatore del Comune. Nel febbraio 2001 il Comune mise all’asta un pezzettino di terreno adiacente ad esso (nella foto, B), cinque volte più piccolo di quello acquistato da Esselunga l’anno prima, dal valore base di 5,1 miliardi. La Coop estense, rappresentata all’asta dal Presidente Mario Zucchelli in persona, alzò il prezzo a Esselunga fino ad una cifra incredibile di 23 miliardi di lire per un terreno inutilizzabile. La spuntatò Coop estense, che grazie a quel piccolo terreno ha impedito a Esselunga di costruire il supermercato, visto che il piano regolatore del Comune prevedeva la presentazione di un unico piano di intervento sul quale ci deve essere l’accordo dei proprietari. Il Comune di Modena, che aveva il 10% del terreno, ha invitato le due parti a mettersi d’accordo prima, ha poi chiesto a Esselunga, che deteneva il 72% del terreno, di venderlo a Coop estense (e non viceversa), che aveva appena il 18%, infine ha deciso di convertire il terreno da commerciale a residenziale, lasciando Esselunga con un palmo di naso.sacca_cleaned

Qui una ricostruzione più dettagliata dei fatti: GDO NEws

Su questa vicenda nel 2011 l’Antitrust ha avviato un’istrutturia che si è conclusa a Giugno 2012 con una delibera che commina a Coop Estense una sanzione di 4milioni e 600mila euro per abuso di posizione dominante.
QUI e QUI notizie della sentenza.

A seguito della sentenza Antitrust, Coop Estense ha presentato ricorso al Tar del Lazio, il quale ha deciso di sospendere l’atto impugnato fissando per la trattazione di merito del ricorso l’udienza pubblica del 24 aprile 2013.

QUI e QUI; le notizie.

La multa da oltre 4 milioni pende quindi sul capo di Coop Estense ed è facile immaginare che non farà dormire sogni troppo tranquilli…

CHE NE SARA’ DEI DISCOUNT?

23 Mar

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Cosa accade nel settore discount?

Abbiamo l’impressione che la vendita di Dico potrebbe essere solo un piccolo tassello di un puzzle più grande.

Lombardini ha deciso di abbandonare il settore Supermercati, Ipermercati, Cash & Carry, per concentrarsi esclusivamente nel settore discount. Punta ad aprire in tre anni 45 punti vendita diretti e l’acquisizione in due step di altri 100 punti vendita: metà nel secondo semestre 2013 e metà nel primo semestre 2014.

LD Discount

Lillo Spa ha deciso di rafforzare la propria posizione in Campania e punta nel 2013 ad aprire un terzo Ce.Di lungo la dorsale adriatica per espandersi in regioni attualmente non coperte.

MD Discount

Eurospin punta ad aprire 50 punti vendita nel corso del 2013, ma esclude la possibilità di acquisire altri gruppi.

EUROSPIN

Alla luce di come si sta muovendo il mercato, come interpretare la cessione delle quote DICO dalle COOP al Gruppo TUO.

Anche il Gruppo TUO è intenzionato a rafforzarsi nel settore discount, o vuole fare cassa per far fronte allo tsunami che l’art.62 sta abbattendosi sulla GDO? ART 62

La mancanza di un piano industriale non può certo lasciare tranquilli, i sospetti che la realtà DICO potrebbe essere smembrata e venduta nelle varie regioni c’è ed è lecito.

Speriamo che quanto prima Gruppo TUO sia in grado di fornire un credibile piano economico e di sviluppo.

Il nostro spazio è sempre a disposizione di chi voglia dire la sua su queste valutazioni.

SCIOPERO NAZIONALE – AGGIORNATO

22 Mar

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Giornata di sciopero nazionale (?)

Oggi 22 Marzo 2013 i lavoratori Dico hanno proclamato una giornata di sciopero ed organizzato un sit-in di protesta davanti alla sede di COOP ITALIA a Bologna, dove si stava svolgendo il cda della DICO SpA.

LINK

Erano presenti i lavoratori delle due sedi (di Prato e Bologna), i lavoratori dei negozi della Campania e del Magazzino di Castello di Cisterna. Un totale di circa 200 lavoratori.

Una delegazione ha chiesto ed ottenuto di farsi ricevere dal cda.

A seguito della riunione con Mario Zucchelli (presidente di Dico Spa) ha ottenuto la promessa che Zucchelli riferirà a tutte e sette le cooperative che hanno deciso di vendere le quote di Dico le perplessità ed i dubbi delle Organizzazioni Sindacali.

Inoltre hanno ottenuto l’impegno da parte di Zucchelli affinchè il 28 Marzo a Roma, quando ci sarà l’incontro tra Gruppo TUO e le oo.ss. di Dico, ci sia anche uno (o più) rappresentanti Coop in nome delle sette cooperative.

Questo per forzare e spingere le cooperative a prendersi maggiori responsabilità possibili in questa fase di passaggio di quote.

Fatte le premesse formali, veniamo a quelli che sono gli aspetti che a noi come redazione interessano.

Nella trattativa di passaggio quote, si parla di 342 negozi, 6 Cedi e 2 Sedi, con una compertura geografica praticamente nazionale.

Eppure oggi – a quanto ci risulta – erano presenti e rappresentati soltanto una regione, un magazzino e le sedi. Alla restante percentuale della rete vendita non interessa quanto sta accadendo.

In forza di quale assioma loro si sentono più sicuri e tutelati?

I circa 70 negozi che erano in chiusura o passaggio in affiliazione per il 2013, pensano ora che subentra Gruppo TUO che verranno salvati? Erano stati scelti perchè portavano pesanti perdite e le valutazioni che farà la nuova presidenza non è ipotizzabile si discostino molto da quelle già da Dico effettuate.

I vari ispettori “del nulla” che l’amministrazione scellerata si è inventata in questi ultimi 2 anni, pensano veramente che a breve avranno ancora ragione di esistere? Non ci vuole molto a capire che la nuova proprietà una volta completata la fase di analisi, vorrà smantellare tutta la struttura che ha portato più costi che benefici.

Pensano veramente i Responsabili Territoriali che Gruppo TUO, di fronte al quale sono tutti uguali, vorrà tenere proprio loro? Si sentono così insostituibili e infallibili nel lavoro che fanno? O piuttosto preferirà far crescere persone dal proprio interno che conosce e stima?

Eppure tutte queste mezze figure continuano – ancora dopo anni – a fidarsi ed affidarsi alle farneticazioni di figure che hanno dimostrato la propria completa incapacità in ogni ruolo  ricoperto negli ultimi 10 anni.

L’unica capacità che hanno saputo davvero dimostrare è quella di poter essere una perfetta marionetta, perfettamente manovrabile dai capi che si sono succeduti.

Vorremmo più coesione dentro la Dico?

NO!

Vorremmo più sale nelle teste, che finalmente imparassero a ragionare con il loro cervello, che la finissero di andare dietro al pifferaio di turno ed assumersi le responsabilità che il loro ruolo (e la loro paga) richiede.

E’ anche colpa di tutti loro, dei troppi SI e dei nessun NO che hanno detto in questi anni se poi alla fine ci siamo ritrovati TUTTI in questa situazione!

Chi ora rischia di perdere il posto di lavoro, chi rischia di vedere i propri semplici sogni di un futuro dignitoso andare in frantumi, deve dire grazie ANCHE a queste figure se siamo arrivati fino a questo punto.

 

EDIT del 23 Marzo

Riceviamo volentieri comunicazione dai nostri colleghi dei negzozi di Roma, che corregge il nostro articolo pubblicato ieri.

Anche nel Lazio moltissimi negozi hanno aderito allo sciopero, con un’adesione di circa l’80%, mentre fonti attendibili ci comunicazione che in Campania l’adesione allo sciopero è stata del 100%

 

La redazione

 

LA COOP NON SEI TU!

21 Mar

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L’ETICA DELLE COOPERATIVE

Ci siamo andati a cercare il codice etico di COOP ITALIA, vi ricordiamo infatti che le cooperative che hanno deciso di uccidere la Dico e umiliare la dignità di migliaia di lavoratori, fanno parte di COOP ITALIA.

Il codice etico approvato dal Consiglio di Gestione di COOOP ITALIA Società Cooperativa nella riunione del 28/11/2011, recita – tra le molte cose – in particolare questi punti:

Gli standard etici di comportamento:

  1.   Equità ed eguaglianza
  2.   Tutela della persona
  3.   Rispetto della dignità della persona
  4.   Diligenza
  5.   Trasparenza
  6.   Onestà
  7.   Riservatezza
  8.   Imparzialità
  9.   Tutela dell’ambiente
  10.   Protezione della salute
  11.   Sicurezza sui luoghi di lavoro

Ma questo codice vale solo per i dipendenti? Magari da livello di Quadro in giù? O vale per tutti, compresi presidenti e cda vari???

Perchè noi onestamente in una trattativa che andava avanti almeno da Settembre, ma che è stata resa pubblica alle RSA, alla direzione DICO, ai dipendenti, solo l’8 Marzo perchè era uscito un articolo su GDO News, molta Trasparenza non ne vediamo!

Perchè noi nel buttare via 15 anni di esperienza DICO, con tutte le eccellenze che ci sono (eccome se ci sono!) nei negozi, Cedi e Sedi, oltre ad essere un’operazione stupida non ci sembra neppure sia un comportamento di Diligenza.

Ma parliamo più nel dettaglio della Tutela della persona e del Rispetto della dignità della persona.

La Dico conta circa 2000 dipendenti, a cui si devono aggiungere tutti i lavoratori dell’indotto (fornitori di servizi, cooperative, trasportatori, manutentori, ecc). Non sono solo 2000 dipendenti, ma sono FAMIGLIE, intorno ad ogni dipendente ed allo stipendio che fino ad oggi ha riportato a casa, ruotano almeno 2-3 persone.

Quindi parliamo di 6-7.000 PERSONE coinvolte!

E la COOP le tutela in questo modo? Senza dargli nessuna certezza neppure sull’immediato.

Una società di cooperazione come la COOP che sbandiera ai quattro venti i propri impegni sociali (la certificazione SA8000, il rispetto dell’ambiente, la solidarietà), nel momento in cui si rende conto che il nuovo acquirente (Gruppo TUO) non ha o non vuole dare un piano industriale, neppure nell’immediato, non sa o non vuole dire cosa ne sarà di queste PERSONE; e non tra 2-3 anni, ma dal 1 Aprile (ovvero 10 giorni!!). Fatte queste premesse, stante come indicato le cose, una società di cooperazione seria si farebbe GARANTE del futuro di questi dipendenti, lavoratori, delle PERSONE.

Tra queste migliaia, ci sono PERSONE che hanno parenti malati che necessitano di cure (anche costose), figli piccoli da crescere e mandare a scuola, madri incinta, mutui di ancora 20 anni per case dignitose (non ville al mare), affitti, frigoriferi da riempire, bollette da pagare.

Nessuno ha (o pretende) ville al mare o in Egitto, case in montagna, auto di lusso. Sono solo PERSONE che chiedono di poter condurre una vita dignitosa.

Proprio quel Rispetto della dignità della PERSONA, la centralità della PERSONA che COOP vanta a grandi lettere, ma che poi non mette in pratica.

Ecco cosa scrive COOP sul proprio sito:

L’idea base della cooperazione nasce dal bisogno e dalla solidarietà:
si costruisce così una risposta imprenditoriale originale che, dalle prime esperienze pionieristiche, in più di un secolo e mezzo di storia, si sviluppa fino a diventare la prima organizzazione distributiva italiana.
E’ una storia di persone, di lavoro, sacrifici ed entusiasmi, strettamente intrecciata con le vicende politiche e sociali del nostro paese.
I valori originari sono ancora oggi alla base della cooperazione: la centralità delle persone, dei loro bisogni e dei loro diritti.

A questo punto c’è altro da aggiungere?

I doppio giochisti

20 Mar

due_facce

Oggi parliamo di un fenomeno singolare. I doppio-giochisti.

Un vecchio proverbio dice che quando la nave affonda i topi sono i primi a lasciare la nave.

Ecco appunto, i topi! Ma le larve, i parassiti, gli infami non lasciano la nave, assolutamente no, loro semplicemente si trasformano veloci come camaleonti.

La loro arte è dire una cosa di fronte ad una persona e, appena questa si volta, dire tutto l’opposto. Il loro mestiere è mettere gli uni contro gli altri, raspare nel marcio. E più sporco, marcio e fetido sollevano più si sentono a loro agio.

Il loro ambiente naturale è la fogna, da quella provengono ed a quella sono destinati.

Nel silenzio desolante che riempe le loro vite non si rendono conto, gli idioti, che presto arriverà il tempo anche per le loro nefandezze. Che presto si troveranno isolati e messi in un angolo, spalle al muro e dovranno rendere conto per primo alle loro coscienze, alle loro famiglie, ai loro figli.

Forse la Dico non esiste più – per usare le stesse parole di Zucchelli – ma le persone esistono ed esisteranno ancora e finito tutta questa tempesta, quando le acque prima o poi si saranno calmate, ci sarà chi potrà guardarsi ancora allo specchio e chi invece dopo essersi venduto anche la dignità come potrà ancora guardarsi in faccia?

CERCARE LE COLPE?

18 Mar

Struzzo_Con_Testa_cleanedCome abbiamo fatto ad arrivare fin qui?
La vecchia amministrazione si era conclusa nel 2010 con poche luci e molte ombre. Non tanto per i numeri che ancora non erano così disperati come sarebbero stati successivamente, ma per altre vicende che non erano completamente limpide.
Conclusa quella esperienza, fu deciso di dare una grossa svolta alla Dico. Coop Estense successe a Coop Liguria nella presidenza, dando tutto in mano a Zucchelli Mario.
Per guidare la Dico Zucchelli scelse Antonio Lanari proveniente da Eurospin. Lanari si portò dietro il suo team fidato (voci non confermate dicono che in Eurospin abbiano stappato lo spumante quando se ne sono liberati).
La nuova squadra di lavoro (strapagata!) ha iniziato fin da subito a mettere in evidenza imbarazzanti lacune manageriali. Alcune operazioni hanno avuto come denominatore comune il più squallido clientelismo, con contratti dati fornitori di amici e parenti vari.
Tutti stranamente orbitanti nel veneto, guardacaso proprio intorno a Verona.
Quindi abbiamo trovato i colpevoli? 50 milioni di buco in 2 anni tutti e solo riconducibili alle scelte fatte (in buona o mala-fede) dal nuovo team? NO, troppo facile!
No, in questa fase sarebbe troppo facile scaricare la colpa soltanto sugli ultimi arrivati.
Che dire delle cooperative che hanno avuto sempre sotto mano i numeri di ciò che stava accadendo e non hanno mai messo in discussione le scelte fatte?
Che dire di Zucchelli che neppure dopo 50 milioni di perdite in 2 anni, ha saputo dire che la scelta di Lanari alla guida di Dico sia stato un errore?
Che dire – infine – della vecchia classe dirigenziale Dico, che pur vedendo giorno dopo giorno cosa stava accadendo sotto i loro occhi, hanno nascosto la testa sotto terra come lo struzzo?

Gli stessi direttori che magari conclusa l’esperienza in Dico, il giorno dopo avranno già un altro incarico (forse anche meglio pagato) in qualche altra coperativa.
Alla fine di tutta questa operazione gli unici che veramente pagheranno sulla propria pelle tutte le cazzate che questi manager improvvisati hanno fatto saranno i lavoratori.
Quelli – gli unici – che non hanno mai sputato nel piatto che ha dato loro da mangiare!

E le Coop ci lasciarono…

16 Mar

Senzanome_cleanedUn Marzo di passione quello che stiamo vivendo in Dico.
Le prime notizie frammentarie… ci vendono…. falliamo…. cambiamo tutto….
Poi il 4 Marzo esce un articolo su GDO News a firma del Dott. Meneghini (http://www.gdonews.it/2013/03/incredibile-coop-italia-abbandona-il-format-discount.html) “Coop abbandona il format Discount”.
Le Coop le famose “sette sorelle” hanno gettato la spugna ed hanno deciso di vendere le quote di Dico SpA ad un soggetto del Centro Italia.

Da quel momento le notizie, paure e conferme si sono susseguite ad un ritmo vertiginoso. Tutto tranne le smentite.- che non potevano arrivare.
La direzione ha giurato di essere all’oscuro di tutto, riunioni incontri, fino ad un comunicato ufficiale a doppia firma Zucchelli – Lanari che il 7 Marzo confermavano l’esistenza di una trattativa con Faranda Antonino del gruppo TUO per fare uno scambio. A lui tutti i DICO, alle Coop i Despar-Ingrande del Lazio.

E i lavoratori? E le 1800 persone che lavorano in DICO? E le 1800 famiglie, le oltre 5000 persone?
Un colpo di spugna. “Non sono un nostro problema” come ha fatto capire nei giorni successivi Zucchelli.

Una brutta presa di posizione, contro i lavoratori, le famiglie, le persone. Un muro contro muro che forse in questa fase Zucchelli poteva risparmiarsi.

Quello che è appena accaduto tra Unicoop Tirreno e Catone docet.

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