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SULLA VICENDA DICO

8 Giu

Vi riportiamo qui un recente video trovato sulla vicenda DICO.

lasciamo a voi le considerazioni

COOP E BILANCI

6 Giu

Maggio mese di chiusura dei bilanci per le COOP.
E mentre i DICO ancora non sanno cosa ne sarà di loro, mentre centinaia di famiglie rischiano di perdere il lavoro proprio per colpa della malagestione delle COOP, queste festeggiano pavoneggiandosi sugli organi di stampa.

Riportiamo alcuni link con estratte le frase più significative, che stridono così tanto con il dramma che si sta consumando dentro i discount che hanno creato, cresciuto, trascurato, denigrato e abbandonato.

Coop Adriatica
http://www.viverefabriano.it/index.php?page=articolo&articolo_id=410057
“A partire dal versante del lavoro. In controtendenza con quanto sta avvenendo nel Paese, Coop Adriatica ha stabilizzato altri 129 addetti e portato al 94,9% la quota di contratti a tempo indeterminato”

Coop Estense
http://www.modenaonline.info/notizie/2013/05/25/coop-estense-e-crisi-il-bilancio-tiene_34643#.UbDpgqrMQnU
”La difficile situazione – prosegue Zucchelli – ci ha poi spinti a ripensare agli ambiti in cui la cooperativa può portare maggiori e nuove tutele alle persone.”

Novacoop
http://www.oknovara.it/news/?p=78675
”Un esercizio che, «dal punto di vista patrimoniale, è stato il migliore degli ultimi cinque anni».”

Coop Consumatori Nordest
http://www.parmatoday.it/cronaca/coop-consumatori-assemblea-soci-26-maggio-2013.html
“Coop Consumatori Nordest continua a offrire buona e stabile occupazione: nessun posto di lavoro è stato perduto a causa della crisi. Il 92% delle persone occupate è assunto con contratti a tempo indeterminato“

Unicoop Tirreno
http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2013/06/03/news/un-bilancio-positivo-ora-si-pensa-a-investire-1.7195270
“Bilancio chiuso in negativo per colpa dei DICO”

Coop Liguria
Nessuna informazione disponibile

Coop Lombardia
http://www.e-coop.it/documents/11828/65747/BILANCIO_SOCIALE+WEB.pdf/ea6675c7-a49e-4106-8d4d-278721e866ef

Frasi che fanno molto riflettere….

COOP ESTENSE PENSA ALLE FAMIGLIE

21 Mag

COOP ESTENSE PENSA ALLE FAMIGLIE
Coop_Pieno
La crisi incombe, le famiglie durano fatica ad arrivare a fine mese, licenziamenti, cassa integrazioni, disoccupazione, ma per fortuna che al portafoglio ci pensa COOP ESTENSE.

Infatti “è la natura stessa della forma di impresa cooperativa ad imporre di estendere la nostra presenza, specialmente in momenti così difficili come quelli che stiamo vivendo, negli ambiti e nei settori in cui si determinano le maggiori spese delle famiglie”.

Il 4 Maggio ha infatti aperto il distributore di benzina low-cost targato Coop Estense
all’interno del parcheggio del centro commerciale Grandemilia.“


Quindi da oggi per tutte le famiglie modenesi al pieno di benzina ci penserà COOP ESTENSE!

Il nostro pensiero va soprattutto ai dipendenti dei negozi chiusi (LO STESSO GIORNO!) di Fontevivo e Casalmaggiore negozi poi non così tanto distanti da Modena. Non possiamo fare a meno di notare l’assurdità della situazione.

E’ il 4 Maggio, una bella giornata di sole, di quelle tipiche della primavera nella pianura padana. Siamo a Modena e Zucchelli si fa bello con stampa e giornali sbandierando la difesa del potere di acquisto delle famiglie (http://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/coop-estense-apre-il-primo-distributore-di-benzina-a-modena/12568/12662).
Stesso sole, stessa primavera, poco più di 50Km da lì, stanno chiudendo 2 discount DICO (Fontevivo e Casalmaggiore) senza che nessuno, Zucchelli in primisi, batta ciglio per il futuro dei dipendenti e delle relative famiglie.

Visto la così grande attenzione per il bene delle famiglie italiane, ci chiediamo…
Le famiglie dei dipendenti DICO sono dunque famiglie di serie B?

COOP VS ESSELUNGA – LO SCONTRO CONTINUA

17 Mag

ESSELUNGA CONTRO COOP

Per aprire un supermercato a La Spezia ha combattuto vent’anni, tra ricorsi e controricorsi, ma alla fine ce l’ha fatta, unico negozio Esselunga in tutta la Liguria dove la grande distribuzione – e non solo – è dominata dal potere Coop. Su Genova la lotta è altrettanto dura, ma Bernardo Caprotti, mitico fondatore della catena di supermarket milanesi e accusatore del sistema Falce e carrello (titolo di un suo libro), è un osso duro, durissimo: «A Genova non siamo mai sbarcati perché ce l’ha sempre impedito Coop Liguria. L’accesso in Liguria è difficilissimo perché la Regione è dominata dalle forze progressiste. Ma io non mollo, voglio sbarcare in via Piave e nell’ex area Cognitex», zona porto di Genova. Ecco, su quest’ultimo progetto Caprotti è in attesa della sentenza del Tar ligure, prevista entro un mese, dopo uno scherzetto a cui il gruppo milanese ha fatto il callo. Siccome per aprire un supermercato chi ha l’ultima parola è il Comune, cioè la politica, succede che nelle amministrazioni Pd (o ex Ds) le Coop (i cui vertici hanno spesso le porte girevoli col partito) abbiano una corsia preferenziale, mentre il patron di Esselunga debba fare lo slalom tra sgambetti e cavilli…

Continua qui:
http://www.ilgiornale.it/news/interni/sbarra-potere-coop-i-veti-contro-esselunga-918101.html

Talea Spa che in questi anni ha intrecciato pesanti legami con Dico Spa.
Soprattutto negozi in Liguria e il magazzino di Moresco. Tutti (o quasi) legami che si stanno cercando di tagliare.

CHIUSURA CEDI ?

9 Mag

CHIUSURA CEDI

Insieme alle molte voci di chiusura di negozi (il totale dovrebbe essere di 30-33 punti di vendita entro Settembre), sembra essere confermata anche l’imminente chiusura di 2 magazzini.

Si tratta del magazzino di Pomezia a Roma, doppione con il magazzino di proprietà TUO e del magazzino di Moresco sembrerebbe per problemi di canone di affitto troppo oneroso.

Non abbiamo notizie sulla piattaforma di Monsampolo, anche se è probabile che rientri nella chiusura insieme al magazzino di Moresco.

Come tempistiche la chiusura dovrebbe concludersi nel corso di questa estate.

Speriamo che siano tutelati i lavoratori dei magazzini.

DISTRIBUZIONE ROMA

30 Apr

Come ben sapete nello scambio tra COOP e Gruppo TUO, alla Coop sono andati i 54 punti vendita a marchio Despar e InGrande presenti principalmente a Roma e nel Lazio, consolidando, così la presenza del marchio Coop nella Capitale.

Per la gestione di questa cateni supermercati è stata creata una società newco, per l’esattezza Distribuzione Roma Srl

La presidenza della Distribuzione Roma è stata assegnata dalla Coop, ad Adriano Turrini, già presidente di Coop Adriatica

Adriano Turrini, presidente di COOP Adriatica dal 2011 con un ricchissimo curriculum tra cui spicca la presidenza di Assicoop, di Legacoop, di Coop Costruzioni, oltre che consigliere di Unipol, Fiera Bologna, Finsoe, Centrale Adriatica.

Ultimamente si è speso molto per l’acquisto di 6 supermercati del Gruppo Aligrup in Sicilia in concordato fallimentare.

COOP CENTROITALIA – UNA STORIA…

2 Apr

mani_mondo

Oggi partiamo da una brutta, brutta storia.

C’è una dichiarazione del sindaco de L’Aquila del 2009 Massimo Cialente: «Come accaduto con la Transcom, nella fase del terremoto si utilizzano i lavoratori come scudi umani, umiliando persone già duramente colpite dalla tragedia, per esercitare pressioni ora sul Governo centrale, ora – come nel caso Coop – sul Comune, per ricatti nel campo urbanistico. Se è odioso che ciò sia fatto da imprese private, trovo ancora più esecrabile che questo comportamento sia praticato da chi si richiama al movimento cooperativo e che dietro a questi valori sociali, storici e culturali, gode, tra l’altro, di particolari privilegi nel nostro Paese» […] «Ancora una volta ribadisco – ha concluso – che è vero che siamo terremotati, ma tutti gli aquilani esigono rispetto e non cedono, nessuno, a cominciare dal sindaco, ad alcun tipo di ricatto».

Ma da cosa nascono queste frasi?

Partiamo dall’inizio e ricostruiamo la storia.

Siamo nel 2006 a l’Aquila, Coop CentroItalia guidata da Giorgio Raggi presenta ai cittadini un progetto per un investimento che la Coop stessa intende operare in  città con la realizzazione  di una grande struttura di vendita sotto  forma di Centro Commerciale, nella zona di S. Antonio. L’investimento stimato ammonta  a 60 mln di €.

In realtà il progetto è fermo già da anni (presentato al comune nel 2004), in attesa del pronunciamento della commissione Territorio, al punto che la Coop era arrivata tramite i propri legali a diffidare il Comune.

Poi purtroppo succede il disastro.

6 Aprile 2009 terremoto dell’Aquila – 308 morti.

Tutta l’Italia si mobilita. Il Comune dell’Aquila espropria il terreno a Sant’Antonio di proprietà di Coop CentroItalia, per destinarlo alla protezione civile.

Coop in città ha 3 strutture, due rimangono danneggiate (uno a Cansatessa e uno a Pile. Attualmente nei locali ex Coop sono aperti, rispettivamente, un supermercato di un altro gruppo e un locale), la terza struttura del Torrione, riporta solo lievi danni che non ne compromettono l’attività.

E’ qui che inizia la parte brutta della storia, così come viene ricostruita da Marco Frau nel suo libro. Coop CentroItalia non ci sta a perdere quel terreno, e minaccia il comune di chiudere le tre strutture mettendo in mobilità i 90 dipendenti, se non fosse stata concessa l’area per l’Ipercoop.

LINK alla notizia:

Come abbiamo letto ad inizio dell’articolo il Sindaco non cede ed arriviamo alla situazione di oggi con già due strutture chiuse e la terza (quella del Torrione) che ha ricevuto lo sfratto esecutivo. A rischio il posto di lavoro per 85 PERSONE.

A Marzo 2013 una buona notizia, o quasi, il giudice del tribunale ha rigettato lo sfratto, prolungano l’apertura fino al 2014 quando scadrà il contratto di locazione.

putroppo un solo anno in più di tranquillità

Quella che emerge è una realtà che si scontra con l’immagine di aiuto e di solidarietà che le COOP pubblicizzano con così tanto fervore.

Alla fine la sola cosa che possiamo fare è fare i nostri più sinceri auguri a tutti i lavoratori di Coop costretti a vivere tutti questi anni nell’incertezza del futuro.

 

INCHIESTA: UNICOOP TIRRENO

31 Mar

Inchiesta: Unicoop Tirreno fra politica, mattone, finanza e grande distribuzione
Tratto da Senza Soste n.78 (gennaio-febbraio 2013)
(http://www.senzasoste.it/speciali/inchiesta-unicoop-tirreno-fra-politica-mattone-finanza-e-grande-distribuzione)
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Inchiesta – La doppia faccia di Unicoop Tirreno: da una parte immacolata e impeccabile nella sua immagine pubblica, dall’altra impietosa e arrogante nei rapporti con i sindacati ma soprattutto tentacolare nella gestione del potere economico e immobiliare. Un viaggio dentro il mondo Coop, per scoprire se la sbandierata “distintività” esiste davvero o è solo uno spot

La vicenda dei lavoratori Coop licenziati a Livorno e provincia dopo un lunghissimo precariato, ci ha spinti ad approfondire la conoscenza di Unicoop Tirreno, l’azienda da 6mila dipendenti con sede a Riotorto (Piombino, provincia di Livorno) proprietaria dei negozi Coop presenti nelle regioni tirreniche. Grazie a notizie scovate in rete, testimonianze di chi fa sindacato in azienda, e anche rivelazioni scottanti di qualche ex dirigente, emerge un quadro che ci dice molto sul modello di egemonia rappresentato dal “brand” Coop e dai suoi legami con le varie sfaccettature del potere economico, finanziario e politico che governa i territori.

Precarietà strutturale

Partiamo proprio dagli ultimi fatti di Livorno. Dopo averli tenuti a lungo precari (diversi toccano gli 8-9 anni di contratti a termine a ripetizione), e aver firmato nel marzo 2012 un accordo con i sindacati che prevedeva la loro stabilizzazione, a dicembre Unicoop Tirreno comunica l’intenzione di non assumere 47 lavoratori dei negozi toscani. Nonostante l’accordo suddetto e soprattutto nonostante il fatto che queste persone avessero già ampiamente superato i termini per l’assunzione obbligatoria di legge (36 mesi). Quello della precarietà è un tasto dolente per Unicoop Tirreno, che da anni su questo punto si difende sostenendo che i propri concorrenti sul mercato della grande distribuzione fanno molto peggio (questo del “c’è chi fa di peggio” è un “mantra” caratteristico di Unicoop Tirreno, perno centrale della sua strategia comunicativa). Non la pensa così però chi fa sindacato in azienda, che ci dice: “Tenere dei dipendenti precari per 10 anni, facendoli arrivare anche a 60 mesi di lavoro quando il limite di legge è 36, è ingiusto prima ancora che illegale. Chiamare in causa le altre aziende è l’atteggiamento del ladro che per difendersi dice che c’è chi ruba di più. Ma sempre ladro è”. Tornando all’accordo disatteso suddetto, Unicoop Tirreno in un comunicato ufficiale adduce come motivazioni le “eccedenze” (ossia dipendenti che risultano in esubero per via di nuovi obiettivi di produttività). Curioso però che nello stesso comunicato del 20 dicembre 2012 Unicoop Tirreno si autodefinisca, probabilmente per tranquillizzare i propri soci, “un’impresa solida e ben capitalizzata” (quindi potenzialmente in grado di rispettare accordi già firmati e leggi). Questo “solida e ben capitalizzata” ci ha spinti a dare un’occhiata alla composizione del Gruppo Unicoop Tirreno.

L’impero

Unicoop Tirreno possiede (al 100%): Ipercoop Tirreno Spa (società che gestisce i negozi Coop e Ipercoop della Campania), Axis Srl (società immobiliare campana), Vignale Comunicazioni (società editrice di alcune riviste e che gestisce gli spazi espositivi nei centri commerciali), Sogefin Srl (gestisce partecipazioni in società del movimento cooperativo), Il Paduletto srl (società immobiliare toscana), Holmo del Tirreno Spa (società che gestisce la partecipazione in Finsoe, che a sua volta controlla il 50% di Unipol Gruppo Finanziario Spa). Al 50% invece detiene: Immobiliare Sviluppo per la Logistica Srl (società immobiliare proprietaria delle piattaforme logistiche), Immobiliare Sviluppo della Cooperazione Spa (joint venture immobiliare con la Cooperativa Lavoratori delle Costruzioni CLC di Livorno), Levante Srl (joint venture con Unicoop Firenze per la gestione dell’area del livornese del “Nuovo Centro” dove verrà costruito un centro commerciale con superstore). Oltre ad altre partecipazioni di minoranza come quella in Dico Spa (supermercati), di rilievo è il controllo che Unicoop Tirreno detiene (55% insieme a Coop Adriatica) di IGD (Immobiliare Grande Distribuzione), società quotata in Borsa che sviluppa e gestisce centri commerciali in Italia e Romania. In aggiunta a tutto questo, c’è ovviamente anche il prestito sociale (i soldi dei soci sui libretti Coop, che l’azienda/banca non tiene certo fermi lì a marcire), che ammonta a 1,3 miliardi di euro. Praticamente un impero, la cui mole indubbiamente stona parecchio con l’annunciata impossibilità di stabilizzare 47 lavoratori precari, soprattutto se a dar loro ragione ci sono leggi e accordi firmati.

Lazio e Campania

Detto del problema dei precari toscani, nelle altre regioni Unicoop Tirreno non se la passa meglio. Nel Lazio esiste da anni una spiccata conflittualità, che ha raggiunto una delle sue punte massime nello scorso autunno, quando una lettera di alcune lavoratrici a Luciana Littizzetto (la testimonial nazionale di Coop) ha scatenato un pandemonio mediatico arrivato negli studi di La7, dove durante la trasmissione “L’aria che tira” si sono scontrati il presidente di Unicoop Tirreno Marco Lami e il portavoce del sindacato Usb Francesco Iacovone. Le dipendenti nella lettera denunciavano le condizioni di lavoro in Coop, fatte di bassi salari, abuso selvaggio della forma contrattuale del part-time, clima pesante, e addirittura molestie sessuali contro le donne. Ancora peggiore la situazione in Campania, dove Unicoop Tirreno da anni sta mettendo in atto una vera e propria ritirata strategica tramite la vendita di negozi ad altri operatori che hanno causato chiusure definitive e licenziamenti (c’è anche una sentenza favorevole ai lavoratori che ad oggi Unicoop Tirreno non ha ancora rispettato). Ritirata strategica conseguente ad errori gestionali pazzeschi, che portarono Sergio Caserta, esponente di spicco della cooperazione in Campania, a definire lo sbarco di Unicoop Tirreno al sud come un intervento realizzato con mentalità “coloniale e padronale” e con evidenti obiettivi di mero profitto economico, senza consolidare una rete associativa locale come previsto dalla carta dei valori di Coop. Ma Caserta non è l’unico ex dirigente a scoperchiare il pentolone delle malefatte in salsa cooperativa. Famoso è il libro “La Coop non sei tu”, nel quale Mario Frau, ex super dirigente Coop “pentito”, individua quelli che chiama “i 5 pilastri” della facilità per Coop di occupare enormi spazi economici nel paese, e dove parla di “gerontocrazia” e “casta di intoccabili” a riguardo dei dirigenti della cooperazione.


Problemi sindacali e con la giustizia

Dicevamo della sentenza di reintegro dei lavoratori non ottemperata da Unicoop Tirreno in Campania. Purtroppo non è l’unico caso di difficoltà dell’azienda di Riotorto con i tribunali, visto che ha collezionato diverse condanne da parte di giudici del lavoro, tra cui alcune per condotta antisindacale. “Il problema – ci dice un delegato sindacale interno – non sono solo le condanne, ma il fatto che sembrano non imparare mai la lezione e che cadono nelle recidive. In occasione dello sciopero del 31 dicembre scorso si sono inventati l’istituto del lavoro comandato, una sostanziale precettazione che nel commercio non esiste.” Alla nostra domanda se l’azienda si rende conto della gravità della fattispecie della condotta antisindacale e della negazione del diritto di sciopero, lo stesso delegato ci risponde laconico: “Chi prende quelle decisioni non sa neanche di cosa si parla, gestiscono un’azienda da 6mila dipendenti ma non conoscono norme e leggi. La loro è l’arroganza ottusa di chi non sa ma finge di sapere”. Una delle condanne per condotta antisindacale che fece più clamore fu quella di Livorno nel 2008 (confermata in appello nel 2010). L’allora dirigente dell’ufficio per le relazioni sindacali fu in seguito rimosso, ma dopo non molto fu rimesso al suo posto e oggi è ancora lì. Chi nel frattempo l’aveva rimpiazzato, dopo la sua sostituzione è entrato a far parte del sindacato di base più conflittuale in azienda (Usb). Probabilmente ne aveva viste tante durante il suo mandato, ed è finito anch’egli nella schiera dei dirigenti pentiti.

Finanza e rapporti col potere

Il 29 dicembre 2012 è il Sole 24 Ore a pronunciarsi sulla situazione finanziaria dell’azienda con un articolo dal titolo “Quel triangolo di Unicoop Tirreno tra pegni e derivati”, in cui si parla di “circolo vizioso di Unicoop Tirreno (raccolgo prestiti, investo in titoli, chiedo la garanzia per avere più prestiti, metto a pegno i titoli comprati con i prestiti) che di fatto attua un’onerosa segregazione patrimoniale. L’impressione – continua l’articolo – è che nella Coop i criteri posti a presidio della dichiarata gestione oculata siano molto elastici e troppo permissivi”. Riprendendo pari pari il titolo di uno dei capitoli del già citato libro di Mario Frau, possiamo tranquillamente dire che “Le Coop sono diventate delle banche”. E come tutte le banche, utilizzano la loro forza anche nei confronti dei poteri che governano i territori. Ne è un esempio la famigerata vicenda livornese dell’acquisizione dei terreni del “Nuovo Centro” appartenenti a Fremura, che cedette l’area per 30 milioni a Coop nonostante Esselunga ne avesse offerti 40. Un mistero mai risolto, anche se va detto che la scorsa estate l’Antitrust ha dato ragione alla Coop perché “non ci sono sufficienti elementi per certificare l’abuso di posizione dominante”. E così a breve nascerà su quest’area un altro grande punto vendita Coop a Livorno, andando ad incrementare un regime di poca concorrenza che sta alla base fra le altre cose dei prezzi notevolmente più alti dei negozi Unicoop Tirreno rispetto a quelli di Unicoop Firenze (i livornesi conoscono ahiloro le differenze fra l’ipermercato di Porta a Terra e quello di Navacchio). E come non approfondire la conoscenza della già citata IGD (partecipata di Unicoop Tirreno)? IGD Spa a Livorno significa infatti Porta a Mare, visto che controlla, attraverso l’Immobiliare Larice Srl, il 60% di Porta Medicea Srl, la società che gestisce tutta l’operazione Porta a Mare per un valore calcolato di oltre 240 milioni di euro. Appare chiaro, quindi, come nel giro di 20 anni Unicoop Tirreno e il suo sistema di grande distribuzione alimentare e di operazioni immobiliari abbia conquistato i tre poli di espansione della città: Porta a Terra, Porta a Mare e Nuovo Centro. Anzi, guardando a questo impero monopolistico sia nella parte commerciale che immobiliare sorge il legittimo dubbio che le scellerate scelte urbanistiche nei 5 mandati che vanno da Lamberti a Cosimi siano state determinate dalle pressioni, le commistioni e gli interessi che il mondo cooperativo ha esercitato sul potere politico di questa città. Un fatto che dalle colonne del nostro giornale denunciamo da anni e di cui oggi iniziamo a vedere gli effetti con una progressiva desertificazione e svalutazione del centro cittadino (sia a livello commerciale che urbanistico) in favore dei grandi poli commerciali e immobiliari periferici, del tutto staccati dal tessuto sociale della città e che incarnano quello sviluppo ipertrofico e consumistico degno delle peggiori realtà anglosassoni. Ricordiamo inoltre che IGD ha avuto nel 2011 ricavi per 124,7 milioni di euro (+7,3%) oltre che una crescita generalizzata di tutti gli indicatori economici. Nell’estate del 2011, inoltre, Livorno è salita alle cronache nelle questioni riguardanti il caso Penati (braccio destro di Bersani e uomo PD in Lombardia), le aree Falk e le tangenti alle cooperative emiliane e al Pd. Uno degli attori principali indicati fra gli autori di questo intreccio è Giampaolo Salami che con la Phaedora srl aveva vinto nel 2009 il bando per la gestione della Fortezza Vecchia facendo sorgere polemiche in città (cfr. La Nazione del 9 maggio 2009). Phaedora srl era nell’orbita del consorzio modenese CCC coinvolto nelle indagini ed a cui faceva capo la cooperativa modenese C.M.B che detiene il 20% del progetto Porta a Mare. Per questo Livorno finì su molti quotidiani come una possibile riproposizione di quel “sistema Sesto” escogitato da Penati. Ma al di là dei risvolti penali, questo quadro generale può dare l’idea di come l’occupazione degli spazi sul territorio da parte del mondo coop non si fermino solo ai macrosettori della distribuzione e delle costruzioni.

Uno scambio sociale che non regge più

Che poi, e qui arriviamo in conclusione al punto che più ci interessa per la nostra città, non saremmo certo noi quelli che fanno la morale ad un’azienda che mette in piedi un regime monopolista su un territorio, se a fare da contraltare ci fosse una “restituzione” in termini di posti di lavoro stabili e full-time, nonché in termini di relazioni quantomeno rispettose con chi fa sindacato in azienda. In altre parole, passeremmo volentieri sopra ai prezzi alti dell’Ipercoop, se lo scambio fosse equo. Il problema è che sembra non essere più così. Il modello di sviluppo di Unicoop Tirreno pare ormai tarato sui nuovi standard del mercato del lavoro, come dimostra l’ipermercato di Porta a Terra, che si avvia a festeggiare il decennale annoverando al suo interno ancora una miriade di part-time che hanno uno stipendio misero in tasca ma dieci anni in più sulla schiena (e non è un caso infatti che l’iper sia saltato negli ultimi 5 anni agli onori delle cronache per una forte conflittualità sindacale). Se poi ci si aggiunge l’arroganza dei licenziamenti dei precari, degli accordi non rispettati, delle leggi violate, delle precettazioni sugli scioperi e delle condotte antisindacali, possiamo inserire Unicoop Tirreno sul banco degli imputati come azienda che drena il territorio facendo profitti ma in cambio non rende alcun valore aggiunto. Speriamo che la rotta venga invertita.

IL CASO BRICO-IO

28 Mar

 

Attrezzi

IL CASO BRICO IO
Facciamo un po’ di storia, per chi non la conoscesse.
Coop Lombardia controlla la Marketing Trend S.p.A., che gestisce punti vendita a insegna Brico Io sia direttamente sia tramite il franchising con 119 punti vendita in 17 regioni italiane.

Coop Lombardia, ricordiamo che è una delle 7 cooperative che controllano DICO SpA.

La vicenda di cui vi vogliamo portare a conoscenza oggi è di quanto sta accadendo al Gruppo Potenti SpA, società che nei momenti migliori contava oltre 100 negozi.

Vi riportiamo qui la vicenda tratta dal quotidiano “Il Tirreno“:
Una ristrutturazione aziendale tramite un concordato preventivo che possa salvaguardare 558 posti di lavoro e 55 punti vendita sparsi in mezza Italia. Un piano da elaborare in 120 giorni in modo da presentare al tribunale fallimentare un concordato in continuità capace di soddisfare i creditori ed evitare la fine dell’impresa.

È quanto si prefiggono i professionisti della Brico snc del gruppo Potenti spa con sede a Ponte all’Ania di Barga, una delle più importanti aziende italiane di distribuzione al dettaglio di articoli di bricolage attraverso 47 punti vendita direttamente gestiti e 8 subaffittati a terzi e gestiti in modo autonomo. L’amministratore Francesco Potenti, 37 anni, residente a Cascina, quale referente della Brico snc ha chiesto e ottenuto dal giudice delegato ai fallimenti Giacomo Lucente l’apertura di un rapporto di conto corrente bancario con Monte dei Paschi di Siena e Banca Popolare per depositare gli incassi in contanti e veicolare i pagamenti tramite Pos oltre ad operare i pagamenti a favore dei creditori che fornivano merci e servizi e che godono della garanzia del diritto di prededuzione per i crediti sorti prima dell’inizio del concordato.

La Brico snc ha anche ottenuto di sostenere i costi di gestione ordinaria essenziale per la prosecuzione dell’attività dei punti vendita e che riguardano i dipendenti per i salari, gli stipendi e gli oneri, il pagamento delle utenze, quello dei professionisti e dei fornitori di merci e servizi. L’unico modo per mantenere il valore aziendale dei punti vendita e far proseguire l’attività commerciale in attesa del piano concordato per dimostrare la economicità della prosecuzione aziendale.

La Brico snc (punti vendita in Toscana ad Altopascio in via delle Cerbaie, a Pontedera in via don Sturzo, a Barga, Follonica, Piombino, Castelfiorentino, in Umbria, Sardegna, Piemonte e Lazio) con la domanda di concordato preventivo fa sospendere tutte le azioni esecutive nei suoi confronti da parte dei creditori congelando la situazione attuale in attesa della presentazione in tribunale del concordato con relativa documentazione da cui si capirà qual è il debito effettivo e come l’azienda potrà soddisfare la massa dei creditori.

Origine e difficoltà economica. La Brico snc è una società nata dal conferimento dei rispettivi patrimoni aziendali della Gruppo Potenti spa e delle 49 società partecipate che gestiscono i 55 punti vendita al dettaglio del comparto bricolage affiliato alla catena Brico Io di cui 47 gestiti direttamente e 8 tramite subaffitto di ramo d’azienda che risultano di proprietà della Nuovi Mercati srl partecipata al 69,82% dalla Coop Lombardia e dal 30,18% dalla Potenti Holding. Brico Io invece è di proprietà della Marketing Trend spa partecipata al 100% della Coop Lombardia. La catena Brico Io conta su 109 punti vendita: 55 della gruppo Potenti spa conferiti nella Brico snc e 54 gestiti direttamente da società riconducibili al Gruppo Coop Lombardia. Accade che nella seconda metà del 2012 per anomalie e disfunzioni nel franchising e per il difficile contesto economico-aziendale le società controllate dal gruppo Potenti che gestivano i 55 punti vendita si sono trovate in una situazione di tensione finanziaria. Si sono rivelati inutili i tentati contatti con il Gruppo Coop Lombardia per arrivare in via bonaria a una soluzione dei problemi di funzionamento della rete distributiva. Il 6 dicembre 2012 la Marketing Trend e la Nuovi Mercati – stando la Brico snc – intimano il recesso dai contratti di affitti e franchising con effetto 21 gennaio 2013 inoltrando i recessi ai fornitori con stallo nella consegna della merce proprio nel periodo natalizio in cui le vendite danno di solito buoni risultati. I recessi sono già stati contestati dalla Brico snc e ritenuti inefficaci.

Il nuovo soggetto. In buona sostanza le 49 società partecipate che gestiscono i 55 punti vendita hanno deciso di conferire i singoli patrimoni aziendali nella Brico snc costituendo con il gruppo Potenti una nuova società in grado di proporre il ricorso come soci illimitatamente responsabili. La costituzione della società proponente il concordato è sottoposta alla clausola risolutiva della mancata omologazione del concordato o accordo di ristrutturazione che dir si voglia. Per tutelare i creditori dei singoli patrimoni aziendali delle 49 società sono esclusi i rapporti infra gruppo (Gruppo Potenti spa e singole controllate) per evitare la loro estinzione per compensazione nel nuovo soggetto giuridico che nascerà dopo l’okay all’omologa. La società proponente il concordato, tra l’altro, ha posto in essere un regime informatico che consente di redigere contabilità separate per ciascun ramo aziendale conferito. A maggio il giudice delegato riceverà la proposta concordatarie con importi, cifre, ripartizioni, massa di crediti ed esposizione debitoria. Solo allora si capirà la reale situazione della grande azienda di distribuzione di articoli di bricolage.

Al seguente LINK è presete una lunga intervista a Marco Potenti:

http://leggimi.bricomagazine.com/bricomagazine/BM_marzo_2013/#/24/

Senza entrare nel merito di voler individuare le responsabilità l’aspetto su cui è opportuno focalizzare l’attenzione è il destino di quasi 600 lavoratori appesi ad un filo.
Ancora una volta chi si trova a pagare gli errori di altri sono la base lavoratrice.

 

LA FABBRICA DEI SOLDI

27 Mar

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PARLIAMO DI PRESTITO SOCIALE

Oggi parliamo della forma di finanziamento che tanto piace alle cooperative: il prestito sociale

La finanza, fatta con i soldi dei soci, per le nove grandi sorelle Coop rende più del supermercato.
La conferma arriva dagli ultimi bilanci disponibili, quelli 2011, che evidenziano prestiti sociali pari al 104% del fatturato e al doppio del patrimonio netto, fino a coprire il 52% dell’attivo patrimoniale, investito a sua volta per il 63% in attività finanziarie, immobilizzate e non.

Le monopoliste del prestito
La riprova è anche nei conti economici che chiudono la gestione commerciale con risultati asfittici, sostenuti dalla gestione finanziaria che fa leva su una massa di 11,2 miliardi di prestiti sociali. Un dato che, anche se preso singolarmente (Unicoop Firenze, per esempio, detiene da sola più di 2,6 miliardi di prestiti), supera il confronto con la raccolta diretta della maggior parte delle banche di minori dimensioni. Basti pensare che, secondo i dati di Bankitalia riferiti al 2011, a livello nazionale l’insieme di tutte le cooperative raccoglie 14,2 miliardi di euro di risparmio dai soci privati non imprenditori.

Veri e propri gestori
Le Coop, poi, operando alla stregua di una società di gestione del risparmio, investono seguendo una loro asset allocation. Di solito, specificano nel regolamento del prestito, non più del 30% del prestito raccolto può essere immobilizzato in beni strumentali, azioni non quotate o immobili, mentre almeno il 40% deve essere investito in titoli di Stato prontamente liquidabili (minusvalenze permettendo). Una delega che lascia a chi amministra ampi margini di manovra, fino a ricomprendervi investimenti che rivestono più natura speculativa che strumentale al perseguimento dello scopo mutualistico, come suggeriscono, ad esempio, le partecipazioni, anche fortemente minusvalenti, in Mps e in Unipol con FonSai.

Ma quanto è sicuro il prestito sociale?
L’Aduc mostra tutte le sue perplessità. «I portatori dei libretti delle Coop sono creditori di una società commerciale che non può essere paragonata, in quanto a solidità, ai depositi bancari oppure a quelli postali che godono della garanzia dello Stato sul debito della Cassa Depositi e prestiti».

Insomma, il socio Coop non gode delle garanzie offerte ai correntisti bancari o ai possessori di depositi postali.

Soprattutto è bene far presente che in caso di fallimento il socio cooperatore è un creditore chirografaro, ossia è soddisfatto solo dopo i creditori privilegiati, come i dipendenti delle Coop. Al contrario, il correntista bancario gode della tutela del fondo interbancario.

Si legga questo interessante articolo su Unicoop Tirreno:Tabelle_cleaned
UNICOPP Tirreno

Considerato tutto ciò, le Coop non soddisfano una legge di mercato: al maggior rischio deve corrispondere un rendimento adeguatamente remunerato.
Se emettessero delle obbligazioni dovrebbero pagare al mercato un interesse enormemente superiore rispetto a quello che pagano ai suoi soci con i libretti del prestito sociale.

Quanto alla sicurezza, la Banca d’Italia ha comunque imposto una clausola di garanzia, per cui le cooperative non possono raccogliere più di tre volte il loro patrimonio (capitale più riserve indivise) e ciascun socio non può prestare più di 35.000,00 Euro.
Il libretto del prestito sociale però non è protetto dal Fondo interbancario di tutela che protegge i conti correnti e i depositi bancari fino a 100.000,00 Euro e niente esclude che anche tali imprese, in teoria, possano fallire (nel settore delle costruzioni è anzi capitato già più volte).

Anzi giusto per far capire come il rischio sia tutt’altro che remoto, portiamo un po’ di esempi:

Coop costruttori Argenta: http://it.wikipedia.org/wiki/Coopcostruttori

Coop 76: http://www.ilmessaggero.it/rieti/coop_76_soci_in_campo_per_riavere_i_risparmi_affidati/notizie/248783.shtml

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