I motivi di un blog

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Guardiamo le cose successe negli ultimi mesi…
Articoli di GDO News con decine di commenti, ma poi appena iniziavano a venire fuori le verità più scomode i commenti veniva chiusi.
Pagine di Facebook che raccoglievano le opinioni di dipendenti Dico di tutta Italia, stranamento chiuse.

Insomma da un lato si percepisce un bisogno da parte di chi vive questa realtà di sfogarsi, mentre dall’altra si percepisce un qualcosa che se non è censura, molto gli si avvicina.

Cosa fare dunque ci siamo chiesti.

Come redazione di UnitiPerLaDico, abbiamo pertanto deciso di aprire un blog, dove ognuno fosse libero di dire quello che pensa, quello che non gli torna.

Ovviamente per rendere questa iniziativa sempre più conosciuta e dare forza alle iniziative che intraprenderemo, contiamo su di voi.

Dateci sotto ragazzi!

La Redazione

4 Risposte a “I motivi di un blog”

  1. Thomas Maggio 2, 2013 a 8:50 PM #

    Salve Redazione. Sarebbe corretto conoscere il nome o i nomi di chi gestisce questo spazio perché rispecchierebbe quella trasparenza di cui vi fate portatori. Non ė una provocazione… Passatemi la domanda come una curiosità. Grazie

  2. Thomas Maggio 5, 2013 a 9:35 am #

    Se quella sigla ė la risposta direi che conferma la mncanza di trasparenza. In ogni caso per correttezza chiarisco che il disclaimer di responsabilità editoriale non esonera da altri tipizzazioni d condotte qualificabili come reati per cui si può essere chiamati a rispondere per concorso. Non esiste anonimato su internet davanti alla legge, questo sia chiaro. Non c’ė censura ma tutela dei diritti della persona, della società e dei gruppi sia esso coop o tuo. Infatti non giova a nessuno l’incitazione alla vendetta soprattutto ai dipendenti! Perché diffonde un clima di sfiducia nei confronti della line, e neppure sortiranno effetto i messaggi compiacenti per la nuova proprietà che si leggono negli articoli, in caso di gogne mediatiche. Concludo dicendo che un canale ufficiale esiste ed ė un’occasione per tutti i dipendenti.

    • Clarissa Maggio 10, 2013 a 12:06 am #

      Anche io sono gradirei sapere chi ė (la) redazione … Pensavo fosse in (ferie) visto il taglio degli ultimi articoli…

  3. Icaro giugno 6, 2013 a 11:18 PM #

    Forse tu come me,
    li hai creduti anche ieri
    figli di Che Guevara,
    di diritti forieri,

    Ma la lotta finale,
    il gran giorno sognato,
    sono l’odio ed il male ,
    e il denaro intascato
    (Nella giungla, Guccini)

    Nella giungla hai due possibilità. Vivere o morire. Tu in genere sopravvivi. Dico a te, che non ti muovi mai senza il tuo machete, pronto a difenderti dagli attacchi di chiunque trovi sul tuo cammino. Mi raccomando, ma già lo sai: gli amici sono solo nuovi nemici, e anche più temibili. Infili in bocca quello che trovi e, anche se ti vanti di pasteggiare a caviale e champagne, sappiamo tutti che hai imparato ad apprezzare il sottile gusto della merda. E’ solo questione di abitudine, ti ripeti davanti allo specchio, mentre curi la tua superficie fino a renderla liscia e piacente. Purtroppo però ad uno sguardo poco più acuto la tua maschera malfatta mostra il belletto impiastricciato che a giorni ti ricopre fino alla gola, filtra nei muscoli, ti scorre fin dentro le ossa. Ma sopravvivi.

    Se non sopravvivi, beh, crepi, non ci sono molte alternative. L’obiezione di coscienza nella giungla significa la morte. Ma c’è qualcosa più forte di te – inguaribile nostalgico o semplicemente idiota – che ti impedisce di lasciarti andare, un’opposizione naturale a brutto che ti vieta di abbassare il capo per cogliere i frutti marci del successo. Stai nel fango tu, ma con lo sguardo in alto. E muori.

    Qualcuno vive e qualcuno muore, nella giungla, ma i topi, quelli scappano sempre, dalle giungle come dalle navi. Ritornano a casa, i topi, nella tana rossa dove Mamma Coop¬ li accoglie a braccia aperte e chiude accuratamente la porta dietro di loro, per tenere il marcio dentro, a forza, sennò straripa. E se straripa sappiamo tutti che succede. Guccini era ottimista, io li ho sempre creduti dei gran figli di ***** e basta, e per giunta ipocriti: con la sinistra sventolano bandiera rossa, con l’altra mano, la red right hand, tradiscono, violentano, assassinano gli ideali che non hanno mai avuto, da tempo fuggiti via in preda all’orrore alla vista del maiale imbellettato chiamato Dio denaro, l’unica divinità che non disdegnano di riconoscere.

    È notte. Chiusa con cura la tana, questa mamma marcia ci lascia a scannarci fra noi, nella giungla, dove c’è buio, fa freddo e non hai più amici, ma puoi almeno decidere di avere una coscienza, anche se fosse solo per l’attimo prima di andartene.

    Buona notte.

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